Classics, passion for the past

1961 Jaguar Mark-2 3.8

Body Sedan
Odometer
Fuel type Petrol
Engine 3.8L
Transmission Manual
Exterior Color Gunmetal grey
Interior Color Brown
Upholstery Leather
Steering Lhd
(English below)

Stranamente, quella che avrebbe potuto essere una partenza in salita per le vendite della neonata Jaguar Mk2, in realtà ammantò la nuova berlina di un fascino sinistro. Quasi diabolico. Trasformandola in una rappresentazione automobilistica del Dottor Jekyll e Mister Hyde: berlina di lusso e sportiva di razza. Disponibile in tre motorizzazioni, tutte sei cilindri in linea, fu prodotta dal 1959 al ’67 (1969, se si considera che i modelli 240 e 340 non erano altro che Mk2 a prezzi scontati). Il propulsore più piccolo, il 2400, era talmente fermo che la rivista The Autocar, visto che Jaguar si rifiutava di dargliene una in prova, dovette trovarla di seconda mano per poterla testare su strada e constatare che non arrivava neanche a 160 km/h. Gli altri due, il 3.4 e il 3.8 (quest’ultimo pensato soprattutto per il mercato americano), superavano i 200 cavalli e grazie alle modifiche a telaio e sospensioni, oltre che ai freni a disco, a ogni sgasata trasformavano la generosa berlina in uno scattante felino.

La Mk2 fu un incredibile successo per Jaguar. Non a caso la circonvallazione appena fuori Londra, che era popolata dalla ricca borghesia, fu presto soprannominata ‘Jag Belt’ per quante berline si potevano contare in queste zone. La mossa vincente fu anche quella di tenere molto basso il prezzo della versione base. Così facendo, però, i margini si assottigliavano e le pecche del modello (ruggine facile e assemblaggio andante) facevano quindi parte dell’allestimento di serie. La sua diffusione, oltre che la cattiveria delle versioni tremila, la rese ben presto l’auto preferita dai rapinatori di inglesi. Veloce, stabile, popolare quanto bastava per non dare nell’occhio, in poco tempo divenne l’auto più temuta dell’isola. Anche da parte dei cattivi. Già perché ben presto entrò in forza anche presso la polizia britannica. Un poliziotto che la guidava all’epoca si ricorda ancora che il potere deterrente dell’auto era tale che negli inseguimenti, appena i malviventi la vedevano comparire nello specchietto retrovisore, mettevano la freccia e accostavano.

Quando uscì, i giornalisti britannici erano entusiasti. Finalmente Jaguar aveva prodotto un’auto maschia. Altro che la coetanea E-Type, molto spesso liquidata come troppo femminile. Insomma, 60 anni possono cambiare moltissimo la percezione di un’auto. Del resto gli anni Sessanta erano quelli delle berline: lussuose, economiche… e ovviamente anche sportive. Così, quella che oggi sembra la macchina giusta per le foto dei matrimoni, tutta classe e eleganza, in realtà era un mezzo sanguinario e affamato di velocità. Perfetto per andare a teatro la sera e in pista la domenica. Prima carrozzeria Jaguar in serie senza un telaio sotto, in America la Mk2 è stata votata ‘Best Imported Car’ per diversi anni consecutivi. La sostanziale differenza dalla prima serie era la carreggiata posteriore maggiorata e un pelo di peso in più sull’avantreno. Le 3.4 e 3.8 avevano un rumore di scarico che i sudditi di Sua Maestà definirono ‘basso profundo’ e i 220 cavalli della versione più potente le permettevano di rompere il muro dei 200 all’ora. Quattro marce con overdrive (optional) o un automatico a tre velocità. La 3.8 aveva pure un differenziale autobloccante Powr-Lok.

English:

Oddly, what could have been a steep start to sales of the fledgling Jaguar Mk2 actually cloaked the new sedan in sinister charm. Almost diabolical. Transforming it into an automotive representation of Doctor Jekyll and Mister Hyde: luxury sedan and purebred sports. Available in three engines, all six cylinders in line, it was produced from 1959 to 1967 (1969, considering that the 240 and 340 models were nothing more than Mk2 at discounted prices). The smallest engine, the 2400, was so firm that The Autocar magazine, since Jaguar refused to give it a test drive, had to find it second-hand to be able to test it on the road and find that it did not even reach 160 km / h. The other two, the 3.4 and the 3.8 (the latter designed especially for the American market), exceeded 200 horsepower and thanks to the modifications to the chassis and suspension, as well as to the disc brakes, with each revving they transformed the generous sedan into one. snappy feline.
The Mk2 was an incredible success for Jaguar. It is no coincidence that the ring road just outside London, which was populated by the wealthy middle class, was soon nicknamed ‘Jag Belt’ for how many sedans could be counted in these areas. The winning move was also to keep the price of the basic version very low. In doing so, however, the margins thinned and the flaws of the model (easy rust and going assembly) were therefore part of the standard set-up. Its popularity, as well as the nastiness of the three thousand versions, soon made it the favorite car of British robbers. Fast, stable, popular enough not to attract attention, in a short time it became the most feared car on the island. Even from the bad guys. Yes, because he soon entered into force also with the British police. A policeman who drove it at the time still remembers that the deterrent power of the car was such that in chases, as soon as the criminals saw it appear in the rearview mirror, they put the arrow on and pulled over.

When it came out, British reporters were thrilled. Jaguar had finally produced a male car. Other than the same age E-Type, very often dismissed as too feminine. In short, 60 years can greatly change the perception of a car. After all, the sixties were those of sedans: luxurious, economical … and obviously sports too. So, what today seems like the right camera for wedding photos, all class and elegance, was actually a bloodthirsty and speed-hungry vehicle. Perfect for going to the theater in the evening and on the track on Sundays. The first Jaguar body in series without a chassis underneath, the Mk2 was voted ‘Best Imported Car’ in America for several consecutive years. The substantial difference from the first series was the increased rear track and a bit more weight on the front. The 3.4 and 3.8 had an exhaust noise that His Majesty’s subjects defined as ‘low deep’ and the 220 horsepower of the more powerful version allowed it to break the wall of 200 per hour. Four gears with overdrive (optional) or a three-speed automatic. The 3.8 also had a Powr-Lok limited slip differential.